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VOLUME XIX.

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VOLUME XIX. - 1883

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FAUNA MALACOLOGICA DELLA NUOVA GUINEA ISOLE ADIACENTI

PER

C. TAPPARONE CANEFRI

PARTE I.

MOLLUSCHI ESTRAMARINI. (Tav. I-XI)

PREFAZIONE.

Fra le regioni del globo che da qualche tempo attraggono maggiormente l’attenzione dei Naturalisti e dei Geografi va senza dubbio annoverata la Nuova Guinea. Quest’ isola, certo la maggiore che si conosca, se si riguarda l’ Australia come un continente, era or non ha molto ancora quasi ignota, benchè dall’ epoca della sua scoperta per opera del portoghese Abreu, sino ai giorni nostri siano trascorsi molti anni e molti siano stati i navigatori che ne toccarono le coste, fornendo al com- mercio ed alla scienza i primi saggi delle sue produzioni.

Era pertanto riserbato ai moderni esploratori, e specialmente a due illustri italiani il Dott. Prof. Odoardo Beccari ed il Sig. Luigi Maria D’ Albertis, il fornire maggiori ragguagli intorno a quella terra tanto remota, ed il far conoscere almeno in parte le in- terne regioni della patria famosa degli uccelli di paradiso.

6 C. TAPPARONE CANEFRI

Col nome di Nuova Guinea io non intendo soltanto la grande isola che porta propriamente questo nome, ma anche le minori isole adiacenti, che sia per la loro posizione e piccola distanza, sia per la natura delle loro produzioni, sono geograficamente considerate come parte di essa. Saranno pertanto comprese nel presente lavoro le isole Vaigheu, Salavatti e Batanta nella punta Occidentale , le isole Mafor e Jobi nella baia del Geelvinck, le isole Key ed Aru nella parte meridionale, |’ isola Jule nel golfo di Papua ed infine I’ isola D’Entrecasteaux rimpetto alla costa Sud-Est della Nuova Guinea.

Un certo qual numero di animali papuani vennero conosciuti anche dagli antichi naturalisti, e furono il risultato delle ricerche e degli acquisti dei primi navigatori dello scorso secolo. Per non parlare che di conchiglie ricorderò il Fusus incisus (Martyn) che Gmelin descrive già, quale è realmente, come abitatore delle isole Aru: Miller senza conoscerne la patria diede una buona descrizione dell’ Helix pileus, chiocciola esclusiva della Nuova Guinea e propriamente delle isole Aru; Favanne cita molte conchiglie marine di eguale provenienza, di cui le nuove ed ulteriori osservazioni confermarono I’ esistenza nella grande isola; tali il Conus Nussatella L., il Conus pulicarius L., ed altri pa- recchi.

Sarebbe affatto fuor di luogo il volere qui trattare anche som- mariamente dei viaggiatori tutti che visitarono con iscopo più o meno scientifico la Nuova Guinea. Io tacerò pertanto di Saa- vedra, di Carstens, di Schouten, di Tasman, di Dampier che suc- cessivamente ne toccarono le coste settentrionali, non lasciandoci però che poche, vaghe ed indeterminate nozioni intorno alla medesima. Tacerò del pari di Forrest, navigatore inglese che nel 1775 visitava Port Dorey e già porgeva informazioni, pel suo tempo esattissime, intorno agli abitatori ed alle produzioni naturali di quella terra lontana. Io non mi soffermerò neppure a parlare di altri molti che in tempi meno remoti approdarono arditamente alla grande isola, arricchendo, come Maklot e Sa- lomone Miiller, i musei olandesi dei molti oggetti di Storia Na- turale da loro adunati.

FAUNA MALACOLOGICA DELLA NUOVA GUINEA 7

I viaggi che nella prima meta del presente secolo contribui- rono maggiormente a far conoscere la fauna malacologica pa- puana furono i seguenti, che io indicherò per ordine di data : 1.° il viaggio di Duperrey sulla nave da Coquille; 2.° quello di Freycinet sopra l’Uranie; 3.° quello di Dumont d’Urville sopra I’ Astrolabe; 4.° quello del medesimo Dumont d’ Urville sopra le navi |’ Astrolabe e la Zélée; 5.° infine il viaggio del Cap. Belcher sopra la nave inglese il Su/phur. Gli scienziati, che delegati dai rispettivi governi, accompagnavano queste co- stose spedizioni, cioè Lesson, Quoy e Gaimard, Jacquinot, Hinds ecc., diedero una grande importanza alla parte malacologica e nelle loro classiche pubblicazioni fornirono i primi materiali autentici intorno alla fauna di cui stiamo per occuparci.

Molte chiocciole papuane furono succintamente descritte nella Revue zoologique del 1842 dal francese Le Guillou, ed oltre modo fecondi di interessantissime scoperte malacologiche furono i viaggi eseguiti in questi ultimi anni senza carattere ufficiale da benemeriti e coraggiosi naturalisti, che non peritarono di affrontare disagi e pericoli d’ogni natura in pro della scienza. Basterà ricordare i nomi del celeberrimo Wallace, inglese, che per 7 anni continui soggiornò nelle isole dello Arcipelago Malese, dell’ entomologo francese Raffray, del tedesco Dott. Mayer, del- Y olandese A. A. Bruijn, dell’ americano Dott. James miseramente massacrato nell’ isola Yule, del russo Miklucho Maclay e final- mente dobbiamo dirlo con giusto orgoglio, dei nostri illustri viag- giatori italiani Prof. Dott. Odoardo Beccari e L. M. D'Albertis; a quest’ ultimo era riserbata la gloria di spingere la sua esplo- razione nell’ interno della grande Isola fin dove prima di lui non era giunto alcun Europeo.

I ricchissimi materiali adunati specialmente nei viaggi di questi ultimi furono quelli che servirono di base al presente lavoro.

Le numerose conchiglie ed i molluschi del viaggio della Co- quille (*), furono descritte, benchè solo in parte, dal sig. R. P.

(') Lesson et Garnot, Zoologie du Voyage autour du Monde sur la Coquille par Duperrey, 1826-30.

8 C. TAPPARONE CANEFRI

Lesson. Disgraziatamente la mancanza di figure e di buone frasi descrittive rende spesse volte irreconoscibili le nuove specie segnalate dall’ autore ed inoltre queste non sono sempre stret- tamente sostenibili, poichè spesso esse meglio quali varietà, che come specie distinte, vogliono essere considerate. Ad onta di ciò molte cose nuove e ben caratterizzate, molti dati intorno alle abitudini ed alla natura degli animali abitatori delle conchiglie, si ravvisano nel suo interessante lavoro.

Le specie papuane descritte da Lesson furono da lui partico- larmente raccolte nella baia di Offack nell’ isola Vaigheu, e nella località di Port Dorey (Havre Dorery come scrive il lodato autore) nella Nuova Guinea propriamente detta. Esse sono in numero di 52, quasi tutte non ancora precedentemente descritte.

Assai pochi furono i materiali malacologici papuani forniti dai signori Quoy e Gaimard nella illustrazione del viaggio della Uranie, riducendosi essi a cinque specie di molluschi, di cui tre soltanto nuove per la scienza (!); ma in compenso numerosissimi furono quelli raccolti dai naturalisti sopracitati durante il viaggio dell’ Astrolabe, e dai medesimi fatti conoscere nella classica rela- zione zoologica del viaggio predetto. Quivi belle ed esatte le descrizioni, ottime e numerose oltre modo le figure, ricca oltre ogni dire la suppellettile scientifica di nozioni intorno alla di- stribuzione geografica, agli usi, alle abitudini degli animali mol- luschi ed alla loro ‘anatomia. Si può dire che I’ animale abitatore e costruttore della maggior parte delle conchiglie esotiche più diffuse, fu per la prima volta fatto conoscere in questa maravi- gliosa pubblicazione. In essa trovansi annoverate più di 80 specie della Nuova Guinea, il più spesso nuove e quasi tutte provenienti dalle già mentovate località di Port Dorey e di Vaigheu (3).

Molti molluschi delle isole del Mare del Sud, della Nuova Guinea e delle isole Aru furono stupendamente delineati in 20 tavole dell’ Atlante zoologico che accompagna la relazione del

() Quoy et Gaimard, Zoologie du Voyage autour du Monde sur Il’ Uranie et la Physicienne, 1824-37.

(2) Quoy et Gaimard, Zoologie du Voyage de découverte de Astrolabe, exec. p. Dumont d’Urville, 1830-33.

FAUNA MALACOLOGICA DELLA NUOVA GUINEA 9

secondo viaggio compiuto dal celebre Dumont d’ Urville sopra l Astrolabe e la Zélée. Esse furono eseguite sotto I’ illuminata direzione del sig. Jacquinot, che vi spiegava tutto il maggior zelo e la maggior cura. Per mala fortuna la morte non diede tempo all’insigne naturalista di condurre egualmente a termine la parte scritta del suo lavoro; ond’ é che il testo venne redatto in modo sommario soltanto dal signor Rousseau, allora assi- stente al Museo Zoologico di Parigi. Le specie Papuane di cui si hanno le figure in questa grande opera sono poco più di una dozzina (').

Più di settanta testacei della Nuova Guinea si trovano de- scritti dal sig. Hinds nella parte malacologica della relazione del viaggio del sig. Cap. Belcher sopra il Su/phur (*). Le frasi spe- cifiche in questo lavoro, benchè assai concise , sono esattissime , stupende le figure; ond'è che le conchiglie pubblicate dal ma- lacologo inglese sono meritamente ben note e da tutti ricono- sciute. L’ Hinds è senza dubbio uno dei primi naturalisti che si occuparono della distribuzione batimetrica degli animali marini, notando con somma attenzione la profondità e la natura dei fondi dove furono pescati i suoi molluschi. È da osservarsi che tutte le frasi descrittive furono dal chiaro autore, prima che nel- l opera citata, pubblicate nei Proceedings della Società zoologica di Londra.

Come ho già superiormente accennato, le conchiglie papuane del Le Guillou, di cui possono in parte vedere i tipi nel Museo zoologico di Parigi, furono descritte nella Revue zoologique, del- l anno 1842; le descrizioni, comechè assai ben fatte, non sono mai accompagnate da figure, onde spesse volte accade che non siano più esattamente riconoscibili gli animali che colle mede- sime si vollero rendere noti.

I testacei estramarini scoperti alla Nuova Guinea dal signor Wallace furono da lui medesimo e dal sig. Enrico Adams fatti conoscere in una importante memoria inserta nei Proceedings

(!) Hombron et Jacquinot, Zoologie du Voyage au Pole Sud et dans l’Océanie sur l’Astrolate et la Zélée exéc. p. Dumont d’Urville, 1854. Zoology of the Voyage of H. M. S. Sulphur. Mollusca. III part., 1844.

10 C. TAPPARONE CANEFRI

della società zoologica di Londra già nominati, nel volume del- l’anno 1865, memoria della quale veniva poscia pubblicata una traduzione dal sig. A. B. Mayer nel 1869 prima di partire per un suo viaggio per la medesima località. Disgraziatamente al Dott. Mayer, preoccupato essenzialmente in raccolte ornitologiche ed etnologiche, poco tempo rimaneva da dare alle ricerche ma- lacologiche , onde avvenne che assai poche furono le specie da lui raccolte in quelle località e specialmente nell’ isola Jobi nella baia del Geelvinck. E queste ancora non furono fatte di pubblica ragione essendone. stato solo recentemente contidato lo studio al sig. H. Godwin Austen.

Più ricco di risultati malacologici fu il viaggio della nave tedesca la « Gazelle » che visitava specialmente il Golfo di Mac-Cluer. I molluschi terrestri e fluviali raccolti nelle terre circostanti non furono in gran numero, ma molto interessanti. Si conservano nel Museo Zoologico di Berlino e furono oggetto di una dotta memoria pubblicata dal Prof. Dott. v. Martens nei Monatsbericht der Konigl. Akad. der Wissenschaften zu Berlin, che li illustrava colla sua solita valentia. E devo anzi alla bontà di questo illustre cultore delle scienze naturali, se nel dare il catalogo delle specie marine della Nuova Guinea potrò unirvi anche la lista dei molluschi pescati nella baia di Mac Cluer dai Naturalisti della Gazelle.

Mi rimane a dire delle collezioni di molluschi che furono frutto delle ricerche dei signori Raffray e Bruijn e particolarmente dai signori O. Beccari e L. M. D'Albertis. Queste, al cui studio attendo gia da parecchi anni, fornirono già occasione di parec- chie memorie sia nei Comptes rendus de l’Académie des Sciences di Parigi del 1878, sia nel Buen de la Société Zoologique de France dello stesso anno, sia sopratutto nei precedenti volumi degli Annali del Museo Civico di Storia Naturale di Genova.

Terminerò questo rapido resoconto delle fonti a cui attinsi per completare questo lavoro col dire del ricco materiale malacolo- gico raccolto nella sua spedizione dalla nave australiana il Che- vert. L'ordinamento e I’ illustrazione di questo venne dal signor Macleay affidata ad un valente naturalista viaggiatore, il signor

FAUNA. MALACOLOGICA DELLA NUOVA GUINEA JI

J. Brazier. Fra le specie della spedizione del Chevert molte pro- venivano dalla Costa meridionale della Nuova Guinea ed offri- vano un interesse particolare; oltre a ciò erano quasi tutte sconosciute ai moderni malacologi. Ne forniva le descrizioni il prelodato sig. J. Brazier nei Proceedings of the Linnean Society of New South Wales, Vol. I, 1876. Disgraziatamente le frasi descrittive date soltanto in lingua inglese non essendo accompa- gnate da figure, non è spesso possibile il conoscere le specie a cui si riferiscono; ad ogni modo ho potuto rimediare in gran parte a questo inconveniente, mercè la squisita bontà del loro autore, che di molti dei suoi tipi mi fece graziosissimo dono e di altri mi forni accuratissimi disegni che ho potuto riprodurre nelle tavole qui unite.

Scopo della presente pubblicazione si è di offrire un quadro per quanto possibile esatto e complessivo della fauna malaco- logica papuana, quale apparisce dalle cognizioni che si posseg- gono intorno ad essa fino al giorno d’ oggi. L’ opera sarà divisa in due parti: la prima tratterà dei molluschi estramarini, la se- conda avrà per oggetto i molluschi marini. E due furono le ragioni che mi consigliarono un simile modo di procedere ; l'una, inte- ramente personale, fu il desiderio di sollecitare la pubblicazione della parte più importante del mio lavoro; I’ altra, inerente alla natura stessa del soggetto, fu il diverso modo di condotta e il diverso grado di sviluppo che richiedevano, secondo il mio modo di vedere, le due parti dell’ opera stessa. Infatti, per quanto rifletteva la fauna malacologica estramarina, trattandosi di fauna specialissima e collegata soltanto per analogia di forme con quella delle isole circonvicine, era evidente che sommo sarebbe stato l'interesse di una completa illustrazione delle singole specie e di una dettagliata esposizione della loro sinonimia. Tale proce- dimento per contro sarebbe stato in gran parte ozioso e fuori di luogo per la fauna malacologica marina, la quale, non es- sendo che una derivazione della grande fauna indo-pacifica , comprende specie per la maggior parte notissime e già prima da molti autori notoriamente e completamente illustrate.

Vero è che una tale divisione dell’ opera non avviene senzachè

12 C. TAPPARONE CANEFRI si verifichino aleuni inconvenienti. Cosi a mo’ d’ esempio, generi per organizzazione affinissimi, che vivono gli uni nelle acque dolci e salmastre e gli altri nelle acque del mare, si troveranno allontanati gli uni dagli altri e descritti in diverse parti dell’ o- pera; tali il genere Potamides, e il genere Cerithium, tali i ge- neri Septaria e Neritina, ed il genere Nerita. Tuttavia ogni cosa ben ponderata, reputai essere miglior partito lo alterare alquanto l'ordine della serie zoologica, che non lo espormi al gravissimo inconveniente di un lavoro interminabile, arido e materiale, il quale mentre assai poco avrebbe profittato alla scienza, avrebbe ritardato di molto la pubblicazione dell’ intero lavoro.

Questo volume pertanto contiene la prima parte dell’ opera, ossia i molluschi estramarini della Nuova Guinea. Prima però di entrare direttamente in materia, sarà pregio dell’ opera il far precedere alcune poche considerazioni generali.

La fauna malacologica della Nuova Guinea e delle isole adia- centi le quali vengono considerate come dipendenti da essa, consta, almeno per quanto mi è noto, di poco più di un mi- gliaio di specie. Io stesso fin d’ ora già sono riuscito a metterne a catalogo precisamente 1062, delle quali 756 di molluschi ma- rini e 806 di molluschi estramarini. Questo numero evidente- mente è ancora ben lontano dall’ essere completo, e verrà in seguito facilmente triplicato e quadruplicato. Esso però è già per se stesso abbastanza ragguardevole per dare fin d’ ora una giusta idea del vero carattere di questa fauna, la quale, al pari di quella di tutte le isole di qualche importanza, non può essere definita esattamente con una conclusione unica e generale.

A farsene un adeguato concetto io reputo che gioverà assai, come già dissi, il distinguere anzitutto la fauna estramarina dalla fauna marina propriamente detta; e si vedrà allora che la prima ha carattere in gran parte esclusivo e speciale, mentre la seconda non si vuole considerare che come una diramazione della fauna malacologica della grande regione indo-pacifica, così opportunamente stabilita e definita dal Woodward.

Intorno alla prima per ora io non credo avermi ad estendere maggiormente, poichè io dovrò più particolarmente occuparmene

FAUNA MALACOLOGICA DELLA NUOVA GUINEA 13

nella seconda parte dell’ opera. Sarà per contro opportuno e degno di interesse che io mi trattenga alquanto ragionando dei molluschi estramarini che sono oggetto della presente scrittura.

Ed anche qui io credo conveniente di fare, come già più sopra, una distinzione, occupandomi prima delle specie fluviatili ed an- fibie, e quindi delle specie terrestri nello stretto senso della parola; premettendo però che le une e le altre nel loro com- plesso formano una fauna la cui fisonomia è essenzialmente malese.

I molluschi fluviatili sono molto abbondanti nella Nuova Guinea. Essi riferisconsi per la maggior parte alle specie mede- sime che pullulano nelle acque dolci e nei pantani delle Mo- lucche e della Polinesia. E meno speciali ancora sono i mollu- schi auriculidi, veri anfibi abitatori delle paludi e delle terre vicine al mare; i cui germi vivacissimi recati dalle correnti marine a cospicue distanze, sono diffusi, come è noto, in dispa- ratissime località.

Veramente più caratteristici appaiono i molluschi terrestri, fra i quali sopra 153 specie ne trovo meglio di 115, ossia presso a poco i 4/;, esclusive della fauna papuana. Soltanto le rima- nenti 38 sarebbero comuni ad altre località e specialmente alle vicine Molucche. E conviene dire altresì che in complesso, com- prese eziandio le specie esclusivamente locali, questi polmonati hanno una fisonomia che è essenzialmente la medesima di quelli delle Molucche e della Polinesia. Così, per modo di esempio, nelle Helix predominano le sezioni Chloritis, Cristigibba e Pla- nispira. di cui abbondano i rappresentanti a Selebes e nelle Molucche; ed ha del pari grandissimo sviluppo la sezione Pa- puina (Geotrochus), le cui specie numerose suno egualmente e forse anche in più gran numero diffuse nelle isole Luisiadi , dell’ Ammiragliato e della Nuova Irlanda, e sopratutto nelle isole Salomone. E la medesima osservazione debbo ripetere per quanto riflette i generi e le specie dei polmonati opercolati.

In complesso questa fauna estramarina è abbastanza ricca e lo diverrà sempre più, man mano che si moltiplicheranno le ricerche nell'interno e sopratutto nelle regioni montuose. Del

14 C. TAPPARONE CANEFRI

rimanente la natura de] suolo e la ricchezza della vegetazione tropicale del luogo, spiegano naturalmente questa ricchezza ma- lacologica. Dotata la grande Isola di numerose fiumane , queste scendendo dalle centrali catene di monti e attraversando le pia- nure delle coste per recare il tributo delle loro acque al mare, fertilizzano in modo straordinario i terreni fra 1 quali vanno scorrendo, e moltiplicano qua e la le regioni umide e paludose, spesso fatali per |’ uomo, ma favorevolissime allo sviluppo di questi animali.

Fra i molluschi fluviatili quelli che hanno maggiore impor- tanza sia per I’ abbondanza delle specie, sia pel numero d’ indi- vidui, sono i generi Melania e Neritina; ma finora non si co- noscono rappresentanti dei generi Ampullaria, Paludomus , benchè il primo abbia specie ben distinte nella vicina isola di Selebes, ed il secondo in alcune altre isole dell’ Arcipelago in- diano. E nella classe dei Conchiferi mancano similmente i ge- neri Alasmodonta, Anodonta, Novaculina che pure si riscontrano in alcune delle isole che formano il grande Arcipelago succitato. Degna di nota è per contro la presenza del genere Unio, il quale manca affatto, almeno per quanto è noto fin qui, nelle vicine Molucche; è però singolare che gli acefali appartenenti a questo genere che abitano la Nuova Guinea, si rinvengano soltanto nei fiumi della sua costa meridionale, di fronte al con- tinente australiano, la cui parte settentrionale offre parecchie specie di Unionidi. Ed è pur non meno sorprendente il vedere che per la forma e l'ornamentazione alcuni degli Unio papuani abbiano la loro massima analogia colle specie congeneri delle acque dolci della Cina.

Il genere maggiormente sviluppato fra i molluschi terrestri e che offre il maggior numero di specie è quello delle Elici. Però, come è naturale, vi dominano gruppi speciali, e come già dissi più sopra vi hanno grande sviluppo le sezioni Chlo- ritis, Planospira, Cristigibba, Papuina, sopratutto; ma fin qui non vi si trovarono i generi Clausilia, Cyclophorus, Diplomma- tina e vere Omphalotropis. E dico vere Omphalotropis perchè una conchiglia veramente fu trovata che a rigore di caratteri

FAUNA MALACOLOGICA DELLA NUOVA GUINEA 15

esterni dovrebbe prendere posto in quest’ ultimo genere, ma che appartiene ad un gruppo distinto, affine alle Assiminea per la brevità caratteristica dei tentacoli dell’ animale, che portano gli occhi all’ apice e non alla base come le Omphalotropis.

Il genere Bellardiella fra gli opercolati ed il genere Perrieria, affine* probabilmente alle Clausilia, e pochissimi altri costituiscono i soli generi di cui non si conoscano fin qui i rappresentanti fuori della Nuova Guinea.

Per compenso le specie di molluschi terrestri sono per la maggior parte esclusive e speciali ad essa, benchè nello insieme la loro fisonomia ricordi evidentemente i tipi delle isole che le stanno vicine.

Notevole abbastanza è pure il fatto della presenza di due specie di Helix della sezione Hadra nella costa meridionale della Nuova Guinea. È noto ad ognuno che questo gruppo è carat- teristico dell’ Australia tropicale settentrionale e la sua esistenza nella grande isola potrebbe benissimo essere dovuta all’ impor- tazione accidentale di alcuni tipi australiani, che, per le nuove condizioni fisiche in cui trovarono successivamente modificandosi, ‘costituirono le nuove specie papuane.

Il fatto delle foreste di Hucalyptus, che vegetano rigogliose in questa parte dell’ Isola prospiciente l'Australia settentrionale, fatto che viene riferito dal Sig. L. M. D’ Albertis, sembrerebbe aver avuto una eguale origine e corroborare, almeno fino ad un certo punto, questo mio modo di vedere ed anche la supposta antica congiunzione dell’ Australia settentrionale colla Nuova Guinea meridionale in un solo continente.

Similmente, a mio avviso, l’esistenza di tipi australiani nel Sud della grande isola, suggerisce l’ idea, che una affinità anche maggiore debba esistere fra le specie della costa papuana prospi- ciente le isole Luisiadi e quelle delle Luisiadi stesse, la cui se- parazione da quest’ ultima, secondo I’ opinione dei più, dovrebbe essersi verificata in tempi relativamente non molto lontani. Però disgraziatamente sei sole specie si conoscono di essa parte del- l’isola, la quale è ancora assai poco esplorata. Privo così di elementi di confronto mi riesce impossibile il formulare un giu-

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dizio qualsiasi; e ciò è tanto più da lamentare inquantochè forse i dati malacologici sarebbero di non poco momento -nel fornire validi argomenti per decidere o in un senso o nell’altro la questione sopraindicata.

Nel corso della presente scrittura, onde disporre più ordina- tamente il mio materiale, ho creduto di proporre alcuni ‘pochi nuovi generi ed alcune nuove sezioni nel grande genere Helix, gli uni e le altre abbastanza giustificati, secondo il mio avviso, ed abbastanza naturali, perchè io speri che siano favorevolmente accolti dai malacologi. È un fatto che a parecchi dei gruppi già precedentemente proposti e omai da tutti riconosciuti, vennero dagli autori successivamente aggregate, spesso anche solo in modo provvisorio, specie che non ne presentano che parzial - mente i caratteri; e ciò allo scopo di non moltiplicare per poche specie il numero già grande delle divisioni. E giustissimo senza dubbio è un tal modo di vedere; tuttavia, allorchè per le nuove ricerche praticate, nuove forme affini e consimili a queste specie aberranti si vengono a scoprire, emerge evidente la necessità che esse debbano venire distinte, formando i tipi di nuovi gruppi, e di nuove sezioni che agevolino lo studio di questo eminente- mente proteiforme genere delle Elici.

Per questi gruppi in generale io ho stimato più conveniente di adottare il nome di sezioni che non di sottogeneri ; e cid non per amore di novità, ma bensì perchè sembrami che i caratteri che in generale servono di base a queste distinzioni, non siano di sufficiente importanza per prendere questa ultima denomina- zione. D'altra parte parmi evidente che allorchè veri» caratteri distintivi si vengano a scoprire, questi gruppi, non già sotto- generi, ma veri generi debbano costituire.

Ho parimente creduto che potesse riuscire di qualche interesse il porgere nel corso dell’opera alcune osservazioni anatomiche , specialmente sulle parti costitutive della bocca e sull’ apparato generatore dei molluschi da me esaminati. Io non do certo a queste osservazioni soverchia importanza, poichè esse non sono evidentemente così sviluppate come avrei desiderato ; e d' altra parte il lungo soggiorno dei tipi nel liquido conservatore non

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permetteva di fare di più. Siccome però le mie osservazioni si riferiscono a specie ed a gruppi non ancora specialmente da altri prima di me esaminati, così io confido che non saranno del tutto inutili al progresso della scienza; e se non varranno gran fatto a confermare le mie vedute, gioveranno almeno pra- ticamente a chi voglia intraprendere un serio studio anatomico sul frazionamento di parecchi dei generi dei molluschi terrestri e fluviali divenuti oramai sotto ogni aspetto soverchiamente nu- merosi, quali i generi Melania, Bulimus, Helix, ecc.

Mi si potrà chiedere perchè, convinto come sono della ne- cessità delle modificazioni da introdursi in questi gruppi, io non abbia frattanto adottate quelle proposte dai moderni autori, come per es. dai fratelli H. e A. Adams. Ed io risponderò franca- mente che le divisioni proposte finora, fondate tutte unicamente sulla forma e sulle modificazioni del guscio, senza tener conto del mollusco fabbricatore, non mi paiono delle più felici, e che perciò, secondo il mio modo di vedere, non mi sembrano ancora presentare sufficiente valore scientifico per venire definitivamente adottate. E nel mio avviso convengono molti, anche dei più re- centi autori di malacologia.

Esposti così il piano dell’opera e gli elementi che le servi- rono di base, è mio graditissimo dovere di porgere pubblici rin- graziamenti a tutti quei colleghi i quali sia comunicandomi i materiali di studio, sia giovandomi dei loro valevoli suggeri- menti, mi aiutarono a condurre a compimento il presente la- voro.

Ed in primo luogo io non ho parole che bastino per esternare la mia riconoscenza al Sig. Marchese Giacomo Doria Direttore del Museo Civico di Genova, al quale vado debitore dell'incarico, per me certo lusinghiero, di studiare le ricchissime collezioni adunate nella Nuova Guinea e nelle isole adiacenti dai nostri illustri viaggiatori e naturalisti O. Beccari e L. M. D'Albertis, come pure della pubblicazione del presente lavoro.

Debbo similmente rendere grazie sentite allo Illustre Signor Edmondo Perrier Professore di Zoologia al Giardino delle Piante a Parigi, il quale durante il mio soggiorno nella Metropoli

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francese, non solo mi concedeva di comodamente esaminare nella ricchissima collezione malacologica di quel Museo i tipi preziosi, e per me oltre ogni dire importanti, dei celebri naturalisti Les- son, Quoy e Gaimard e Le Guillou, ma eziandio mi permetteva di studiarvi una collezioncella, formata durante un suo viaggio nella costa settentrionale della Nuova Guinea dal chiaro entomo- logo Sig. Raffray. Coll’ aiuto dei primi ho potuto accertarmi del- l'esattezza di molte delle mie determinazioni e correggere con perfetta cognizione di causa la sinonimia generalmente accettata di parecchie specie; per mezzo della seconda mi fu dato di au- mentare di alcune forme del tutto sconosciute la fauna mala- cologica della grande isola papuana.

Valga del pari questa enumerazione a sdebitarmi almeno alcun poco verso il sapiente malacologo del Museo Zoologico di Berlino Sig. Prof. Edoardo von Martens delle cortesie usatemi tanto coll’ esaminare, anche a più riprese, parecchie delle mie specie dubbiose e col fornirmi anche materiali di confronto per assicurarmi della bontà delle specie da me qualificate e descritte siccome nuove, quanto poi col dettarmi una lunga lista di specie marine pescate nel Golfo di Mac Cluer dai Naturalisti della I. N. la Gazelle.

Mi è caro di porgere questo piccolo tributo di gratitudine al chiarissimo Dott. Brot di Ginevra, che si compiacque di rivedere le determinazioni delle mie numerose specie di Melanie papuane, corroborando le mie vedute colla sua autorità incontestata in questo genere oltremodo numeroso di specie e difficilissimo.

Non posso passare sotto silenzio l’ aiuto prestatomi dal Signor E. Smith di Londra, nel confronto dei miei tipi con quelli del Museo di Londra; e dal Sig. S. Clessin, direttore del giornale scientifico i « Malakozoologische Blitter , nella determinazione delle Cirene.

E da ultimo servami questo cenno per ringraziare il Signor Dottor De Man Conservatore del Museo Zoologico di Leida, il quale ebbe |’ estrema gentilezza di comunicarmi i molluschi pa- puani raccolti dagli antichi viaggiatori Maklot e Salomone Miller

Da

che si conservano in quel Museo; non che il Sig. J. Brazier

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predetto per il cortese invio dei disegni e dei tipi da lui de- scritti.

Con ciò io porrò termine a queste poche pagine di prefazione. L’ accuratezza e la diligenza con la quale mi sono studiato di condurre il lavoro, la quantità dei materiali adunati compul- sando quel maggior numero di opere ch’ io m’ abbia potuto, la esattezza delle determinazioni, la descrizione di molte forme nuove e non per anco conosciute, |’ anatomia di molte specie, e finalmente lo sviluppo dato alla sinonimia che a colpo d'occhio deve rappresentare la storia di ciascuna specie, spero varranno a fare accogliere benevolmente dai miei colleghi questa mia nuova pubblicazione. Potesse essa così invogliare qualche gio- vine ed ardente naturalista mio connazionale, ricco di ardimento e di sapere, a ritentare la via di quelle remote ed inospiti re- gioni dove già chiaro suona il nome italiano, colmando le lacune troppo numerose che ancora rimangono nella conoscenza della grande isola e dei suoi prodotti naturali. Nessuno più di me fa- rebbe voti ferventi per la pienissima riuscita della sua coraggiosa intrapresa.

Genova, 1. Aprile 1853.

Clase GASTEROPODA, Cuvier 1798.

Sotto Classe PROSOBRANCHIATA, Mitne Epwarps 1848. Ordine PECTINIBRANCHIATA, Cuvier 1817. Sotto Ordine ROSTRIFERA, Gray 1850.

Fam. Paludinidae.

1. Gen. Paludina, LamaRK, 1821.

1. Paludina decipiens, Tapparone CANEFRI.

(Tav. I, f. 1, 2).

Pal. testa ovato-conica, anguste subperforata, luteo-olivacea, lineis sinuosis perpaucis fuscescentibus passim per longitudinem irrequla- riter picta; spira conica, apice acuto saepius modice eroso. An- fractus 4/, ad 5 convexiusculi, supra suturam anguste filomar- ginati, sulura impressa sejuncti, crebre longitudinaliter striati, et sub lente punctis irregularibus impressis et striis minimis undu- latis, valde obsoletis, hine ihe exarati; anfractus ultimus magnus, inferne obscure subangulatus, et circa rimam umbilicalem sub- excavatus. Apertura pyriformi-ovala, peristomate recto, acuto, ni- gricante.

Operculum tenue, oblongo-ovatum, rufo-fuscum.

Diam. maj. 17; min. 15; alt. 21 mill. (Esempl. massimo).

Hab. Fiume Fly, Costa meridionale della Nuova Guinea (L. M. D’Al- bertis) (").

Questa Paludina ha molta affinità colla Pal. Javanica v. de Busch ed anche colla Pad. virescens Reeve, ma sopratutto colla prima. Tuttavia avendo avuto agio di paragonarla con esemplari

(‘) Tutti i tipi delle specie indicate come raccolte dai signori O. Beccari e L. M. D'Albertis fanno parte delle Collezioni del Museo Civico di Storia Naturale di Genova.

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delle due specie, mi sono dovuto convincere che coll’ una, coll’altra essa può venire confusa. Questa conchiglia ha forma molto variabile; i giovanissimi esemplari sono carenati alla periferia, e i meno adulti si mostrano più regolarmente conici; però in generale si può dire che essa è ovato-conica. Alla sua base havvi una strettissima fessura più o meno sensi- bile secondo gli esemplari. L’ epidermide come nelle specie con- generi appare olivastra o giallo-olivastra, e tale colorito è va- riato da alcune poche linee sinuose di color nerastro che sono sparse irregolarmente qua e là, e che segnano evidentemente il luogo degli antichi peristomi. La spira regolarmente conica ed abbastanza elevata ha l’ apice acuto, ma il più spesso esso è più o meno profondamente corroso. I giri di spira sono ora 41/, ora quasi 5, e sono divisi da una sutura bene marcata; superiormente e contiguamente alla sutura predetta scorre una linea impressa per tutta la lunghezza della spira. La superficie va segnata di sottili e numerose strie longitudinali, e se la si osserva colla lente vi si vedono traccie di punti irregolari im- pressi sparsi senza ordine determinato; essi evidentemente sono gli avanzi delle strie spirali punteggiate che si ravvisano nei giovanissimi individui. L’ ultimo giro è grande ed alla base offre vestigia appena sensibili di una carena, mentre un po’ di de- pressione si ravvisa attorno alla fessura ombilicale. Piriforme ed alquanto ovale mostrasi |’ apertura che ha il peristoma listato di nero, ed il margine retto ed acuto.

Come già accennai, questa chiocciola offre molta affinità colla Pal. javanica; essd però non ha mai strie granulari spirali, e le strie longitudinali della sua superficie sono sottili e non pos- sono assolutamente dirsi pieghe. Inoltre |’ apertura ha fisonomia assai differente.

2. Paludina Paulucciana, Tarp. Can.

(aunty 33-4):

Pal. testa subperforata, globosa, naticiformis, crassiuscula, oli vacea; spira retusa, profunde erosa. Anfractus vix tres, converi,

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sutura profunda divisi, per longitudinem tenuiter plicato-striati, et striis minulis saepe valde obsoletis (paucis maioribus, evidentio- ribus et distantibus interpositis) spiraliter ornati; ullimus maxi- mus, inflatus, antice paullulum descendens. Apertura valde obliqua, ovata, ampla, basi incrassata, subemarginata, margine exter no recto acuto, columella conspicue incurva.

Operculum tenue, rotundo-ovatum, rufo-corneum.

Diam. maj. 21; min. 16; alt. 16 mill.

Hab. Fiume Fly, costa meridionale della Nuova Guinea (L. M. D’AL